Un ricordo di Bateson, tra scienza e sentimento.

Gregory BatesonIl pensiero di Gregory Bateson testimoniato dalla figlia Nora nel suo toccante docu-film ‘An Ecology of Mind’, testamento spirituale del grande antropologo inglese.

An Ecology of Mind‘An ecology of mind’ è un’opera di squisita sensibilità, un omaggio della figlia al padre e un regalo prezioso per quanti sono stati ‘contaminati’ – nello svolgimento dei propri studi e delle proprie attività – dal pensiero ‘sistemico’ di questo grande antropologo (più che altro psicologi, sociologi, comunicatori, medici, educatori, linguisti). Le relazioni non finiscono mai, vanno oltre la soglia della fisica realtà, per questo durante la visione del film era come se questo ‘immenso’ scienziato, quest’uomo generoso e illuminato, fosse seduto ancora lì accanto a noi a sussurrarci instancabilmente di guardare sempre le cose da prospettive nuove, di non rassegnarci al già noto, invitandoci a scoprire altre vie per arrivare ad una visione più alta e omnicomprensiva, di cercare punti di unione più che punti di separazione tra cose, persone, sistemi. Ricordandoci come sia importante ritrovare la risonanza vivamente impressa nella meravigliosa mente aperta dei bambini, ancora non mutilati dai processi normativi, per cogliere connessioni e aperture. Facendoci riflettere sul fatto che le relazioni – piccole e grandi – conservano il medesimo principio dell’influenza reciproca e perciò ci parlano di una sorta di ‘intelligenza sistemica’ (come anche una mancanza di intelligenza sistemica) che crea quella straordinaria danza che chiamiamo conoscenza. Cosa ci ha voluto dire ‘Gregory’ (come lo chiama affettuosamente la figlia)? Molte cose sicuramente, ma una fra tutte – e forse la più importante – ampliare la portata della nostra domanda, aumentare la capacità di visione dell’insieme, zoomare più in là. Grande Bateson. Con il suo scanzonato e irriverente sorriso ha fatto impallidire generazioni di scienziati specializzati e chiusi nel recinto dei loro dipartimenti stagni fatti di conoscenze esatte ma divise. Bateson cercava il principio organizzatore e unificante della vita (e, chissà, forse di Dio) nelle sue infinite espressioni e l’aveva intuitivamente trovato proprio nell’osservazione stessa della natura come sistema complesso denso di relazioni interconnesse e interdipendenti. Un sistema affascinante e continuamente cangiante, dinamico e articolato, in grado di modificarsi costantemente alla ricerca di un equilibrio che risulta stabile nella sua incessante instabilità. Perché, in fondo, così è la vita.

Simonetta Blasi

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Morire di sesso estremo, a vent’anni.

La cronaca nera purtroppo ci segnala un altro caso di quelli che continueranno a riempire le pagine dei giornali per settimane, di quelli che ingrasseranno l’audience dei talk show che, come i TG, si nutrono del peggio del peggio di ciò che accade in giro. Le storie noir a sfondo sessuale sono sempre le più gettonate. Stavolta però la morte di una ventenne a causa di un gioco erotico con un quarantenne solleva qualche altra inquietante domanda alla quale dovremmo cercare di poter dare qualche risposta anche noi che con i ragazzi lavoriamo quotidianamente.

Certo non è un caso di pedofilia poiché sono tutti maggiorenni, anzi l’ingegnere che fa l’acrobata del fetish è stato alleggerito dalla colpa proprio in ragione del supposto ‘atto consenziente’. Ma inevitabilmente tra una ventenne e un quarantenne il peso di una diversa responsabilità è evidente. C’è allora da chiedersi cosa cercano l’uno e l’altra e perché quello che potrebbe essere un incontro intimo tra adulti consenzienti, finisce col diventare invece un gioco mortale.

Si rimane in bilico tra più questioni, ad esempio la nutrita letteratura per cui giovani donne preferiscono uomini maturi e il bisogno di questi ultimi di sentirsi in tal modo più giovani. Un’equazione di reciprocità spesso alla ribalta nel nostro paese con gap di età e personaggi coinvolti ancora più clamorosi. A questo, oggi, si aggiunge anche il fenomeno dei cosiddetti ‘Toy Boy’, giovanissimi che si accompagnano a donne molto più grandi di loro. Abbiamo insomma abolito il fattore della relazione tra ‘coetanei’, si va per affinità transgenerazionali e transculturali perché, a quanto affermano gli esperti del bondage (questo il nome della pratica sessuale che si è rivelata fatale per la ventenne romana) ti ritrovi accanto come niente fosse l’operaio e il filologo. E in tutto ciò quasi si ravvisa il tentativo di sdoganare questa faccenda dalle tinte fosche e di riabilitarla addirittura a pratica in fondo democratica e sicura, assimilabile allo yoga o al tai chi, con tanto di corsi e maestri sparsi su tutto il territorio.

In realtà c’è una grande ombra che si allunga su tutta questa tragica performance, la stessa che in fondo da sempre accompagna qualsiasi pratica sessuale che non sia in qualche modo avvalorata dal sentimento.

Qui le persone si usano come se fossero cose, poi la banalizzazione del gioco, sottomissorio e violento, ha l’unico obiettivo di aumentare il piacere fisico con l’adrenalina e l’aumento della pressione arteriosa. In questo ‘sesso senza amore’ e senza rispetto per la vita, ne escono male tutti quanti. I quarantenni (e più) che denunciano con drammatica evidenza la necessità di ricorrere ad ‘altri mezzi’ per ritrovare il vigore di una gioventù a cui non possono più corrispondere. E i giovani – quelli che mi preoccupano maggiormente perché più fragili ed esposti – che sembrano in lizza per una gara di estremismi mirata forse a sentirsi più ‘cool’, che gli regala quelle emozioni ottundenti solitamente affidate all’assunzione di massicce dosi di alcol e stupefacenti. Mi torna in mente un film di qualche anno fa – L’albero delle pere della Archibugi – dove in una battuta fulminante si diceva che i grandi, pur di non rinunciare all’ebrezza dei vent’anni andati, stanno rubando la gioventù ai legittimi proprietari.

E in questa ennesima distrazione crepuscolare da cacciatori di innocenza, in questa pratica psicopatica dell’oblio da se’ e dalla realtà, bisogna stare attenti a non scivolare perché si viene ridotti a meri strumenti senz’anima, e ogni tanto ci scappa pure il morto.

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